L’associazione Frame ha organizzato lo scorso 16 dicembre all’interno del Cassero di Bologna un meeting per agevolare l’incontro del mondo della scuola con l’associazionismo Lgbtqia+.
L’evento era rivolto a docenti, insegnanti, educatrici e educatori, personale che a vario titolo lavora nella scuola secondaria di primo e secondo grado con lo scopo di prevenire il disagio giovanile e gli atti di bullismo nei confronti di studenti che si riconoscono nella comunità arcobaleno. Oltre a Frame, associazione attiva nella formazione scolastica, e a Polis Aperta all’incontro hanno partecipato numerose associazioni del movimento Lgbtqia+: Cassero - Gruppo Scuola, Gruppo Trans, Famiglie Arcobaleno, Centro Documentazione Cassero, Centro Risorse Lgbti+ (si occupano di ricerche), Agedo e Mit. Per Polis aperta hanno preso parte all’incontro Carlo Scovino e Marcello Libriani.
L’incontro ha visto una mattinata di confronto tra le associazioni, Polis Aperta ha posto l’accento sulla formazione che stiamo attivando per i/le nuovi/e assunti/e, nei corpi di Polizia, sul collegamento con Oscad – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori - e al lavoro fatto in rete con altre associazioni per mettere in campo eventi formativi rivolti agli agenti già in servizio. In particolare è stato presentato il progetto “Bullismo e non solo” Scuola promosso da Agedo Lecce al quale ha preso parte anche uno dei nostri soci. Nel pomeriggio, infine, sono state nel presente alla comunità educante le azioni e le pratiche che hanno avuto il maggior riscontro in termini di efficacia. Il confronto ha permesso di raccogliere i bisogni degli educatori/corpo docente nei confronti delle tematiche sviscerate per una progettualità futura che consenta una sempre maggiore efficacia educativa
PROMOTORI: Associazione di Promozione Sociale F.R.A.M.E. (Alessandro Loforte), via San Lorenzo 22, Bologna - info@associazioneframe.it - www.associazioneframe.it
Il tempo dei diritti sembra per alcuni aspetti oggi trascurato, travolto dall’odio e dalla violenza ed essi sembrano una parola priva di futuro: invece dobbiamo ostinarci, ad esplorare nuovi territori di dialogo, di libertà e di dignità, responsabilità e appartenenza per poter assegnare alla parola “diritti” la sua capacità di generare rispetto e tutela della vita. Di fronte alle nuove sfide di tutela dei diritti umani di tutte e tutti, Polis Aperta con la sua quotidiana attività di testimonianza di storie, di volti, di esperienze, ma anche di sofferenze e bisogni, diventa ancor di più un “luogo” dove possiamo reclamare insieme il rispetto dei diritti attraverso la pratica della denuncia, dell’informazione, dell’educazione e della sensibilizzazione. Questo libro non ha ovviamente la presunzione di essere esaustivo e definitivo ma intende offrire un contributo su alcune riflessioni in materia di omosessualità, identità di genere e orientamenti sessuali sugli spazi e suoi luoghi che li abitano: questioni, tra l’altro, finalmente entrate nel dibattito pubblico anche se talvolta ancora alcune espressioni mi lasciano senza fiato (la barbarie della civiltà, la dissoluzione dei valori, la limitazione delle libertà, ecc.). Affermare la libertà di scelta dell’individuo e la sua uguaglianza davanti alla legge rappresenta la pietra miliare di Polis Aperta. L’introduzione di questo libro è stata affidata a Emanuele Russo, past president della Sezione Italiana di Amnesty International. Nel primo capitolo viene affrontato il tema della città come luogo di emancipazione e visibilità e viene presentata una breve descrizione delle città di San Francisco, Londra e Torino. Nel secondo vengono descritti gli spazi e i luoghi della comunità Lgbtiq+. Nel terzo capitolo viene approfondito il “caso” spagnolo prima, durante e dopo la dittatura di Francisco Franco. Nel quarto capitolo si riflette sul concetto di assimilazione ed emancipazione con uno sguardo particolare al movimento trans. La stesura di questa parte è stata redatta da Marina Malgeri. Il quinto capitolo esamina la sessualità, le relazioni e l’amore attraverso la lente della legge. Nel sesto e ultimo capitolo vengono descritte le città di Sitgez, Mykonos e Torre del Lago come possibili spazi e luoghi di liberazione o isolamento identitario. Il testo termina con una ricca bibliografia e sitografia e un glossario. Il libro ha ricevuto il patrocinio della Sezione Italiana di Amnesty International e i diritti d’autore saranno interamente devoluti a Polis Aperta. Questo libro è idealmente dedicato a tutti coloro che lottano per affermare i diritti di tutti e di tutte, dei ragazzi che continuano a suicidarsi per la vergona di essere omosessuali, dei figli adottati o nati dalla maternità surrogata, delle coppie omosessuali e delle persone transgender che condividono cammini di amore, solidarietà e affetto nonostante le temperie umane, le omissioni politiche e le negazioni legislative.
Note biografiche:
Carlo Scovino vive a Milano e lavora in ambito sociale e formativo da oltre 30 anni. Ha collaborato per molti anni con il Prof. Claudio Mencacci, past president della Società Italiana di Psichiatria. È laureato in Scienze della Formazione e svolge da molti anni un’intensa attività di formazione e sensibilizzazione su temi di carattere sociologico, civile e sociosanitario presso Scuole Medie Superiori, Università, all’estero (in Iraq per conto dell'UNICEF), associazioni del privato sociale e del no-profit. Ha pubblicato numerosi articoli su tematiche sociali, sull’empowerment, sui diritti umani, sulla diversity e sull’inclusion ed ha partecipato a numerosi convegni e seminari in Italia e all’estero. Ha inoltre già pubblicato numerosi libri su tematiche LGBT+. Ha conseguito il Master Monitoring the Human Rights of LGBTI+ Persons promosso da Global Campus of Human Rights e dalla Comunità Europea e l’Executive Master di II livello EMMAS (dirigenti strutture sanitarie e socioassistenziali) c/o l’Università Bocconi di Milano.
Si è concluso la scorsa settimana il corso di formazione su temi Lgbtqia+ dedicato al personale in divisa e operatori dello Sportello anti-discriminazione di Bologna. Il corso di 18 ore suddiviso in tre giornate ha visto la partecipazione di 53 corsisti, di cui 48 della polizia locale, 3 operatori della polizia di stato (un commissario della squadra mobile e 2 ispettrici dell’Ufficio denunce della Questura), due luogotenenti del Comando dei Carabinieri di Bologna e 3 operatrici dello Sportello anti-discriminazione di Bologna.
La formazione curata da Polis Aperta in collaborazione con il Comune di Bologna e in partnership con Famiglie Arcobaleno Emilia Romagna e Gaylex, rientra tra le azioni del Patto generale di collaborazione per la promozione e la tutela dei diritti e delle persone e della comunità Lgbtqia+ nella città di Bologna 2022-2026, ed è stata pensata per rispondere alle necessità di disporre all’interno dei diversi posti di polizia di personale qualificato e professionale per l'accoglienza delle vittime della comunità Lgbtqia+. Al corso ha preso parte, portando la loro esperienza, anche il mondo dell’associazionismo Lgbtqia+ bolognese, in particolare: Linea Lesbica Antiviolenza, Sportello Antiviolenza Spazio Cassero, Mit - Movimento Identità Trans e Gruppo Trans Bologna. Formare gli operatori in divisa è un’esigenza sentita sia per tutelare le persone, soprattutto nei momenti difficili in cui si trovano a dover sporgere denunce mettendo a nudo aspetti intimi della vita privata, sia per accrescere il livello di sensibilità degli operatori sul territorio in modo da poter cogliere segnali di eventuali crimini d’odio e prevenirli nelle loro più spregevoli conseguenze. Il corso, è stato pensato in continuità col progetto Super per il contrasto ai crimini d’odio basati su razza ed etnia, per formare forze di polizia in grado di contrastare di tutti i reati nati da pregiudizi e intenti discriminatori.
HANNO DETTO - “L’obiettivo dell’azione formativa – ha sottolineato Alessio Avellino, presidente di Polis Aperta – era coinvolgere gli agenti per predisporre un’azione di reale contrasto all’omo-lesbo-bi-trans-negatività sul territorio dove gli agenti svolgono il loro servizio quotidiano. Il nostro ruolo di tutela del cittadino e della vittima vulnerabile di un crimine deve diventare una risorsa per la comunità lgbtqia+. Dobbiamo poter offrire un posto sicuro per tuttə”.
“ Questo percorso formativo, parte delle politiche dell'Amministrazione per il contrasto e la prevenzione della violenza omolesbobitransfobica, credo sia un esempio di una buona pratica – ha dichiarato Emily Marion Clancy vicesindaca di Bologna - Sono particolarmente contenta per la partecipazione, la qualità dei contenuti e le collaborazioni ampie che hanno caratterizzato il percorso. Voglio fare un ringraziamento speciale a tutte le agenti e tutti gli agenti che hanno deciso di far parte dell'unità speciale tutela delle persone vulnerabili, un servizio che avvicinerà ancora di più l'istituzione alle cittadine e cittadini.
Così come alle tante associazioni lgbtqia+ e del terzo settore che hanno preso parte a questo percorso. Polis Aperta ha infatti aperto la formazione alla partecipazione di molte altre associazioni con le quali condivide la sottoscrizione del Patto Generale di Collaborazione per la promozione e la tutela delle persone e della comunità lgbtqia+, un patto che vuole favorire lo scambio e la condivisione tra l'Amministrazione e le associazioni e tra le diverse associazioni tra loro, perché su questi temi ci si muova come comunità”.
Chi per mestiere indossa una divisa, dell’esercito italiano o di corpi di polizia, ha giurato di difendere la Costituzione e i valori fondati della democrazia italiana in essa contenuti. Valori che parlano di uguaglianza tra cittadini, di rispetto per le minoranze e di parità di genere, chiunque vada contro i principi fondamentali della nostra Costituzione diffondendo l’odio, come se fosse un opinione come le altre, è indegno di portare una divisa e deve dimettersi.
Gli sproloqui contenuti nella pubblicazione autoprodotta del generale Roberto Vannacci non sono opinioni. E’ odio allo stato puro, insulti infarciti disprezzo per chiunque si discosti da una cultura eteropatriacale dove il dominio sul più debole e la prevaricazione la fanno da padrone. Ebbene queste “idee” non sono compatibili con il servizio alla democrazia e non sono compatibili con la responsabilità di gestione del personale che fa capo a un generale dell’esercito. Non sono idee, sono solo odio per il prossimo. Per tal motivo, pur apprezzando la presa di distanza dell’Esercito e le dichiarazioni del Ministro Crosetto, Polis Aperta, associazione Lgbtqi+ appartenenti alle forze armate e forze di polizia, chiede direttamente al generale Roberto Vannacci, che rivendica con tanta forza i proprio scritti, di dimettersi immediatamente per manifesta incompatibilità con il servizio al Paese.
Una brutta pagina della democrazia italiana quella scritta in questi giorni dalla Camera dei Deputati. Una pagina dove per la prima volta nella storia della Repubblica italiana è stato dato l’assenso a una legge che, oltre a colpire le coppie etero che fanno ricorso alla gpa per avere un figlio, ha il palese intento di discriminare la comunità Lgbtqi+ e i suoi figli. Un provvedimento, quello approvato da un ramo del Parlamento, per rendere la Gpa reato universale, cioè potenzialmente perseguibile chi all’estero ricorre alla pratica della gestazione per altri anche se all’interno di quella nazione la prassi non è considerata reato. Oltre ai dubbi sull’incostituzionalità di una tale proposta di legge è il contesto in cui ha passato il vaglio della Camera ad essere inquietante. Mentre l’emergenza climatica ha messo in ginocchio alcune regioni del territorio italiano, ferendo la popolazione e chiedendo a tutti coloro che indossano una divisa dedizione e spirito di sacrificio per prestare il necessario soccorso a tutti, la priorità del Parlamento è stata pugnalare alle spalle i diritti civili e tutta la comunità Lgbtqi+ compreso chi per lavoro indossa una divisa. E’ una china che dobbiamo fermare. La legge sulla gpa ora dovrà essere passare al vaglio del Senato, faremo sentire la nostra voce. Tutte le forze positive della comunità devono unirsi per opporsi al becero tentativo di ridurci in silenzio e per una reale difesa della nostra Carta Costituzionale dei suoi valori democratici di inclusività e pluralismo.
Quanto successo a Chieti lo scorso 24 giugno, dove alcunə facinorosi hanno cercato ripetutamente di intimidire il corteo dell’Abruzzo Pride 2023, va condannato immediatamente da tutta la società civile, senza se e senza ma. Insulti, sputi e minacce da parte di un manipolo di ragazzə che se la sono presa soprattutto con le Famiglie Arcobaleno “ree” di rivendicare il proprio diritto di esistere. I tentativi di infiltrarsi all’interno del corteo sono stati fortunatamente respinti dalle forze di polizia in servizio a tutela dei manifestanti e del diritto di ciascun cittadinə di manifestare sancito dalla Costituzione. Rimane lo sconcerto per gli insulti, la violenza verbale e le minacce alle famiglie, in piazza con i figli piccoli, tanto che per evitare eventuali escalation o rischiare aggressioni fisiche, la polizia ha scortato alcunə di loro alle auto a fine manifestazione. Un brutto episodio, evidentemente, figlio del clima d’odio che alcune forze politiche cavalcano cercando di creare divisioni insanabili tra la popolazione invece di promuovere la convivenza civile e democratica. Polis Aperta, in quanto associazione di appartenenti a Forze di Polizia e Forze Armate, che hanno giurato di difendere la Carta Costituzionale e i suoi valori, sarà sempre al fianco di tutte le forze inclusive e pluralistiche della società che promuovono l’ordinamento democratico e la crescita della coscienza civile del Paese.
L’inquietante vicenda di Padova, dove la procura ha deciso si impugnare 33 atti di nascita di famiglie omogenitoriali cancellando di fatto il diritto di ogni bambino ad avere legalmente due genitori, non è solo una brutta pagina nella storia del nostro Paese, getta un’ombra sul futuro di tutta la società: perché si è scelto di individuare un nemico, stigmatizzando le famiglie che non corrispondono al paradigma eternormativo della società. Una scelta che ferisce gli adulti ma che punisce soprattutto i bambini, il futuro della nostra società. Ragazzə derubatə del diritto fondamentale alla famiglia da quello Stato che invece dovrebbe garantire “l’interesse superiore del minore. Invece assistiamo, ormai quotidianamente, a un clima sempre più discriminante nei confronti della comunità Lgbtqia+ utilizzata, assieme ai migranti e agli ultimi della società, come strumento di distrazione di massa dai veri problemi del Paese, dall’immobilismo legislativo alla difficoltà socioeconomiche dell’attuale momento storico.
La disgregazione del tessuto sociale, a cui assistiamo anche durante il servizio, spesso senza avere a disposizione strumenti legislativi per poter intervenire come lavoratorə in divisa, non è certo colpa di chi ha deciso costruire una famiglia o di chi partecipa ai Pride mostrando con orgoglio un corpo a volte riconquistato con fatica e strappato allo stigma, è un processo che va fermato ad ogni costo, mettendo in campo la coscienza civile di ciascuno di noi. In questo momento storico così buio auspichiamo perciò che tutta la comunità Lgbtqia+ sappia unirsi, al di là di ogni divergenza, per fare fronte comune e opporsi alla deriva oscurantista e alle tendenze inquisitorie che ci vorrebbero cancellati e sottomessi al paradigma patriarcale.

